Ci sono momenti, quando cammino da solo, in cui i miei passi si fermano senza un perché apparente.
Mi è successo davanti a una foglia. Era lì, appesa a un ramo nell’aria limpida, mossa appena dal vento e attraversata dalla luce. L’ho guardata e, per un istante che non aveva tempo, il rumore dei miei pensieri è taciuto. È rimasto solo un senso di quiete profonda, un riconoscimento muto, come se in quell’intreccio di verde ci fosse qualcosa che mi apparteneva da sempre.
Mi sono chiesto se fosse solo una suggestione, un pensiero poetico. Poi ho capito che era la realtà più concreta che esista.
Se potessi seguire a ritroso la storia degli atomi che mi compongono — la trama della mia pelle, il ferro che scorre nel mio sangue, il calcio che sostiene le mie ossa — li vedrei viaggiare per millenni. L’atomo che oggi mi permette di respirare è stato il respiro di una foresta dimenticata. Il calcio della mia mano è stato la pietra dura di una montagna. L’acqua che mi scorre dentro ha attraversato nubi, fiumi e linfe sconosciute prima di arrivare a me.
Non c’è nulla in me che sia estraneo a quello che mi circonda. Il pianeta non crea mai nuova sostanza: custodisce e custodirà sempre gli stessi elementi, prestandoli per un soffio di tempo alla roccia, al fiore, all'albero... e poi a me.
Poi, una scintilla di vita ha chiamato a sé questi elementi dispersi nel silenzio della natura, li ha raccolti dall'aria, dalla terra e dalla luce, e li ha intrecciati insieme per costruire il mio corpo.
Ma il miracolo vero è accaduto quando quella stessa sostanza, che per eoni è stata roccia inerte e foglia silenziosa, ha aperto i miei occhi. Attraverso di me, la terra ha imparato a guardarsi. Attraverso i miei pensieri, la materia del mondo ha trovato il modo di porsi domande e di stupirsi di se stessa.
Ecco perché mi sono fermato incantato davanti a quel ramo: non stavo guardando qualcosa di esterno. Ero io — la materia del pianeta nella mia forma temporanea di essere umano — che mi ero fermato un istante per riconoscere me stesso.
E so che quando verrà il tempo di sciogliere questo nodo di vita, nulla andrà perduto. La forma cederà la presa e gli atomi che ho custodito torneranno a scorrere liberi nel gran flusso delle cose. Torneranno alla roccia, alla pioggia, alla terra profonda... e a una nuova foglia, aperta alla luce in un altro mattino.
Lo giuro, tornerò.