​Il ritmo ipnotico del mare


​Il ritmo dell’acqua non è un suono, ma una misura. Le onde arrivano, toccano la riva con la regolarità di un respiro antico e poi retrocedono, lasciando sul bagnasciuga una pellicola lucida che riflette il buio. Non contavo le maree, contavo i battiti. A ogni risacca, il confine tra la sabbia e i miei piedi si faceva più sottile, fino a svanire del tutto. Non c’era più un corpo che osservava e un mare che si muoveva: ero io a estendermi verso l’orizzonte, liquido, sterminato, privo di peso.
​Poi, la linea del fondo ha iniziato a vibrare.
​Sullo sfondo, là dove il nero dell’acqua incontra la volta della notte, si alzava la massa scura delle montagne. Vette affilate, monumentali, erette a custodia del nulla. Ma mentre lo sguardo rimaneva inchiodato a quella sagoma immutabile, è arrivata la luce.
​La luna è apparsa da dietro la cresta più alta, non come un corpo celeste che sorge, ma come un occhio di mercurio che si apre lentamente. E in quel preciso momento, la materia ha rivelato la sua finzione.
​Montagne...o erano altro?
​La luce d'argento non ha illuminato la roccia, l'ha attraversata. Le pareti verticali non erano fatte di pietra e terra, ma di enormi drappi minerali, stratificazioni di memoria congelata che oscillavano piano, come quinte teatrali dimenticate al confine del mondo. Non poggiavano sulla terra, ma fluttuavano a pochi centimetri dalla superficie marina, lasciando passare sotto di sé la linea della marea. Non erano vette: erano la forma solida di un pensiero che si era fermato prima di essere pronunciato.
​La mia pelle aveva smesso di opporre resistenza. Se il mare respirava, respiravo anch'io, attraversato dalla stessa gelida trasparenza delle montagne di vetro e pietra.
​La luna ha continuato la sua salita immobile. Sotto il suo disco esatto, l'orizzonte si è aperto in una spaccatura argentea. Non c'era più un prima e non c'era un dopo. C'era soltanto quella stanza incisa nel buio, dove il tempo aveva finalmente smesso di scorrere, lasciando al suo posto un silenzio denso, limpido, eterno.
​Poi, un rimbalzo impercettibile contro una parete invisibile. Una vibrazione secca nel vuoto.
​Ecco. Finalmente la mosca è nel vaso di vetro.

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